Protocollo di Neuromodulazione Auricolare nella Sensibilità Chimica Multipla: risultati clinici preliminari
Presso il mio studio medico è stato condotto un lavoro scientifico di Neuromodulazione Auricolare applicata a pazienti affetti da Sensibilità Chimica Multipla (MCS), i cui risultati sono stati discussi nell’ambito del Master Universitario di I livello in Teoria e Tecnica della Neuromodulazione Terapeutica Centrale e Periferica nelle Malattie Neurologiche e Psichiatriche.
Il Master, della durata di un anno, è stato svolto presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in collaborazione con l’IRCCS Neuromed - Istituto Neurologico Mediterraneo, sotto il coordinamento del Prof. Diego Centonze.
Abstract del lavoro scientifico
Introduzione: La Sensibilità Chimica Multipla è un disordine acquisito caratterizzato da sintomi ricorrenti e multisistemici che insorgono in seguito a esposizione documentabile a sostanze chimiche, anche a concentrazioni significativamente inferiori rispetto a quelle in grado di provocare effetti nella popolazione generale. La Neuromodulazione Auricolare , attraverso la stimolazione transcutanea del nervo vago e del nervo trigemino, è in grado di modulare i network encefalici e neurovegetativi coinvolti nei meccanismi fisiopatologici della MCS, in particolare quelli connessi alla regolazione dello stress, alla risposta “attacco-fuga” e al sistema nervoso autonomico.

Metodi: I pazienti affetti da MCS sono stati sottoposti a un protocollo integrato di neuromodulazione auricolare associata ad agopuntura somatica. Il trattamento ha previsto almeno 10 sedute, con intervallo di 10 giorni tra ciascuna seduta. La valutazione clinica è stata effettuata mediante strumenti soggettivi, tra cui:
- questionario QEESI (Quick Environmental Exposure and Sensitivity Inventory);
- test olfattivi standardizzati;
- esami ematici tossicologici.
Sono stati monitorati inoltre i punti auricolari sensibili e attivi secondo la mappatura auricolare clinica..
Risultati: La neuromodulazione auricolare ha determinato:
- significativa riduzione della risposta neurovegetativa di “attacco-fuga”;
- miglioramento delle funzioni cognitive;
- migliore regolazione del ritmo sonno-veglia;
- stabilizzazione del tono dell’umore;
- riduzione della sintomatologia algica;
- diminuzione della sensibilità olfattiva e respiratoria verso profumi contenenti e non contenenti glicole propilenico (PG);
- riduzione dei punti auricolari dolorabili e reattivi.
Tutti i punteggi del QEESI hanno mostrato un miglioramento statisticamente significativo.
Conclusioni: La neuromodulazione auricolare si configura come una terapia efficace, sicura e non invasiva nel trattamento dei pazienti con MCS, con miglioramento dei sintomi e della qualità di vita. L’efficacia clinica sembra essere correlata alla modulazione dei network encefalici e del sistema nervoso autonomico, sia simpatico sia parasimpatico. Ulteriori studi su campioni numericamente più ampi sono necessari per confermare i risultati. L’integrazione di tecniche di neuroimaging funzionale, quali PET, SPECT e fMRI, potrà contribuire all’identificazione delle aree cerebrali coinvolte. Saranno inoltre necessari studi prospettici per validare l’utilizzo dei test tossicologici come potenziali marker biochimici di tossicità.
Osservazioni: Nel gruppo iniziale di 50 pazienti arruolati, 31 hanno completato l’intero percorso di neuromodulazione auricolare, mentre 19 hanno interrotto il trattamento per motivazioni economiche, difficoltà logistiche (distanza), o scarsa motivazione e collaborazione. Dei 31 pazienti che hanno concluso il protocollo:
- 27 pazienti (87,09%) hanno raggiunto un punteggio al questionario QEESI inferiore a 40, valore non più compatibile con diagnosi di Sensibilità Chimica Multipla.
- I pazienti non presentavano più risposta paradossa al test olfattivo verso sostanze contenenti glicole propilenico (PG), né verso profumi con o senza PG.
- È stata osservata una normalizzazione della reattività neurovegetativa e una significativa riduzione della sintomatologia sistemica.
Questi dati suggeriscono un effetto clinicamente rilevante del protocollo nei pazienti che hanno portato a termine il percorso terapeutico.
In 44 su 50 pazienti, i test tossicologici hanno riscontrato la presenza nel sangue sia di xenobioti ambientali come etilbenzene, butanolo, idrossipirine, toluene, cilene, benzene, cloruro di vinile e PEG, sia la presenza di metalli pesanti in eccesso come alluminio, cobalto, antimonio, titanio, bario, cromo, piombo, con concentrazioni variabili da paziente a paziente
I risultati suggeriscono che i test tossicologici possano rappresentare potenziali marcatori biologici e tossicologici di esposizione e vulnerabilità individuale nei pazienti con MCS. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi su campioni numericamente più ampi per: confermare il valore diagnostico e prognostico di tali marker standardizzare i parametri di riferimento chiarire la correlazione tra carico tossicologico e sintomatologia clinica


